Il Comune di Taglio di Po deve il suo nome alla grandiosa opera di
ingegneria fluviale operata dalla Repubblica Serenissima di Venezia
negli anni dal 1600 al 1604. Per preservare la Laguna veneta
dall'interramento provocato dagli enormi apporti di fango alluvionale
che il Fiume Po scaricava nel mare Adriatico, decretò che gli fosse
operato un "taglio" per convogliare le piene al mare
attraverso un canale breve, lineare e lontano dai suoi lidi. Il progetto
fu avversato prima dai confinanti Duchi ferraresi e successivamente
contrastato con ogni mezzo da Papa Clemente VIII che, alla morte
dell'ultimo Duca Alfonso II, aveva annesso l'intero Ducato degli
Estensi, allo Stato Pontificio.
Ma i veneziani, nell'orgoglio della loro indipendenza, incuranti
di scomuniche e minacce, forti della loro potenza e favoriti da molte
circostanze fortuite, sotto il governo del Doge Marino Grimani e la
direzione del Provveditore Alvise Zorzi, il 5 maggio 1600 diedero inizio
ai lavori, provocando dispute sui nuovi confini che si conclusero dopo
ben 150 anni di trattative.
La Santa Sede, non potendo dichiarare guerra aperta alla
Serenissima durante il Giubileo del 1600 (dichiarato Anno Santo per
tutta la cristianità) dovette limitare le sue azioni di contrasto al
"Taglio del Po" a fastidiose opere di sabotaggio che tuttavia
non valsero a bloccare l'opera.
Dopo quattro anni di impervio lavoro e con l'impiego di oltre
mille "scariolanti", il 16 settembre 1604, l'acqua fu immessa
nel nuovo alveo e andò a sfociare nella Sacca di Goro che Papa Clemente
intendeva trasformare in un porto commerciale romano in grado di
sminuire l'importanza millenaria del più celebre porto di Venezia.
In meno di trent'anni, la Sacca fu interrata ed i continui
apporti fluviali formarono nuovi terreni che, consolidati e bonificati,
consentirono l'insediamento di primitivi agglomerati etnici, in casoni
di canna palustre, tra le insenature dei molti rami del nuovo Delta.
Situato sulla riva destra di quel canale, che oggi è il ramo
principale del "Po di Venezia", il Comune comprende le
frazioni di Mazzorno Destro e di Oca Marina. Se la prima, a monte del
nuovo "taglio veneto", risultava già abitata attorno al 1530,
i primi consistenti insediamenti nel centro del paese si ebbero soltanto
attorno al 1750. Nel 1797, caduta la Serenissima e sotto la Repubblica
Cisalpina, il paese fu incorporato nella Provincia di Ferrara e, nel
1798, ne fu riconosciuta la municipalità con il nome definitivo di
"Taglio di Po". Dal 1815 il paese visse sotto il dominio
austriaco: incorporato nel distretto di Ariano e considerato
esclusivamente quale terra di confine, fu bloccato in ogni suo sviluppo
agricolo e demografico. Nel 1851 passò a far parte della provincia di
Rovigo e vi rimase anche dopo la liberazione del Veneto, avvenuta nel
1866.
Vent'anni dopo, in piena ripresa, il paese subì una drammatica
battuta d'arresto a causa di una epidemia di vaiolo che, in poche
settimane, colpì la metà della popolazione mietendo molte vite umane.
Il 27 gennaio 1887 fu deciso di portare in processione per le vie del
paese la statua della Madonna della Salute. Da quel giorno il morbo
regredì, i contagiati guarirono e ogni anno l'evento viene ricordato
dai Tagliolesi con una solenne processione della statua miracolosa,
ridenominata Madonna del Vaiolo.
Nei sessant'anni successivi, la popolazione passò da 2700 a
11300 abitanti grazie al continuo sviluppo della produzione agricola e
risaiola, favorito da poderose opere di ingegneria idraulica e
testimoniate dalla importante idrovora di Cà Vendramin che oggi ospita
l'interessante "Museo della Bonifica".
Nel 1872, a dieci anni dalla posa della prima pietra, fu aperta
al culto la Chiesa parrocchiale di San Francesco d'Assisi. Negli anni
successivi si tentò la costruzione di un campanile che, tuttavia,
rimase "nano" per mancanza di fondi (il campanile è stato
ultimato nel 1969).
Nel 1882 venne costruito l'edificio principale, prima destinato a
scuole elementari e successivamente a Municipio (demolito nel 1996 e
sostituito con una nuova struttura).
Pur non essendo stato toccato direttamente dalle grandi alluvioni
del 1951, 1966 e parzialmente toccato da quella del 1957, Taglio di Po
subì l'influsso generale della emigrazione: oltre un terzo della
popolazione trovò rifugio e lavoro sicuro nelle città del triangolo
industriale e particolarmente in Piemonte.
L'isolamento di cui il paese ha sofferto in passato, da anni è
stato definitivamente risolto dal ponte sul Po e dalla nuova Statale
Romea che lo collega a Venezia e Ravenna. I segni più tangibili
dell'evoluzione di questo paese, nato dal grande fiume Po e del quale
conserva ancora paesaggi di selvaggia e primitiva bellezza naturalista,
restano le ville di campagna di Cà Borin e Cà Nani (risalenti al
'700), l'imponente palazzo Zen (seconda metà del XVIII secolo) e
l'adiacente chiesetta d'epoca.
Ora il paese, grazie alla sua posizione geografica, alle
infrastrutture e servizi, si è dato un nuovo assetto e punta ad un più
moderno sviluppo delle sue enormi potenzialità agricole, artigianali e
turistiche.
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